Non è il classico caso di caporalato transfrontaliero, ma una sorta di concorrenza sleale instaurata in loco. La vicenda approdata oggi, martedì, alle Assise Correzionali di Lugano è una prima a livello ticinese.
Sul banco degli imputati c'è il titolare della “Smartisti per la casa”, una piccola impresa di Pregassona attiva nel settore edìle. Il 34enne offriva agli operai italiani un impiego fisso in Svizzera, ma a condizione che accettassero una paga inferiore ai minimi salariali. Il tutto anche se sul contratto figurava uno stipendio conforme al contratto nazionale mantello dell’edilizia e al contratto collettivo dei falegnami. Con questo sistema l’imprenditore era riuscito a intascarsi, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2015, un indebito profitto di 95'000 franchi.
Accogliendo le richieste del procuratore Andrea Pagani, il giudice Mauro Ermani lo ha condannato a 24 mesi di carcere sospesi per tre anni. L’uomo è stato ritenuto colpevole di usura. Caduto, invece, il reato di inganno nei confronti delle autorità (quelle che avevano concesso il permesso ai lavoratori). Per i frontalieri, ha ricordato Ermani, il rilascio dell’autorizzazione non presuppone il fatto di verificare che il salario effettivamente versato sia conforme ai contratti del settore. Di conseguenza non c’è stato alcun raggiro ai danni dello Stato.
Francesco Lepori






