È stato interrogato giovedì il responsabile dell'azienda domiciliata nel Moesano al centro della maxi operazione di polizia di mercoledì su due cantieri ferroviari a Bellinzona e Paradiso. L'uomo è sospettato di aver pagato i suoi operai meno del dovuto e avrebbe già fornito le prime ammissioni. Si tratta di lavoratori italiani attivi per la società con sede a Grono o comunque per il suo titolare quando erano impiegati tramite agenzie di collocamento.
Il titolare della ditta, cittadino italiano, si è presentato alla procura ticinese munito di salvacondotto. L'assicurazione insomma che non sarebbe stato arrestato, ma solo interrogato. Ha fornito la sua versione al procuratore pubblico Paolo Bordoli che ha già formalizzato l'ipotesi di reato principale nei suoi confronti: usura.
Il sospetto è che il dirigente pagasse i suoi operai meno di quanto dovuto e trattenesse parte del loro salario. Dopo l'interrogatorio, l'uomo ha fatto rientro in Italia. Con lui è indagato anche un altro dipendente della società con sede anche a Sondrio, in Valtellina.
L'azienda - in regime di subappalto regolare - si occupava della posa del ferro per il cemento armato. La denuncia sarebbe scattata su segnalazione di tre ex operai. La difesa del titolare - da noi contattata - afferma di stare ricostruendo le buste paga degli operai, che l'imprenditore valtellinese si procurava attraverso due società. L'uomo avrebbe fornito le prime ammissioni, spiegando che sì il salario versato era inferiore al dovuto, ma dando anche le sue ragioni. Si parla di una remunerazione oraria di poco più di 10 euro a fronte dei 25 franchi previsti in Svizzera.
In questo momento la ditta era attiva su due cantieri ferroviari di Bellinzona e Paradiso, ma ad essere coinvolti potrebbero essere anche i lavori eseguiti altrove: l'indagine si estende sulle attività degli ultimi 3 anni.
"Il sospetto - spiega una nota della polizia cantonale e del ministero pubblico diffusa in serata - è che gli operai abbiano ricevuto uno stipendio molto inferiore rispetto a quello dovuto secondo i contratti in vigore nel settore, sia attraverso la notifica da parte dei responsabili della società alle agenzie di collocamento di meno ore rispetto a quelle effettivamente svolte, sia attraverso la retrocessione dei salari ricevuti in Svizzera agli stessi responsabili".
CSI/MABO






