La proposta della Commissione europea di modificare la disoccupazione dei frontalieri, in sostanza mettendola a carico dei paesi in cui hanno lavorato e non più di quelli in cui risiedono (si vedano i correlati), sta suscitando più di una preoccupazione in Ticino. A cominciare da quella di Christian Vitta, direttore del dipartimento delle finanze ed economia dal quale dipendono la sezione del lavoro e gli uffici regionali di collocamento.
“È un problema che richiede un dibattito politico anche all'interno della Svizzera” sottolinea il consigliere di Stato che, alla luce delle anticipazioni di ieri (venerdì) da parte delle Cronache della Svizzera italiana, auspica una presa a carico della questione da parte di Berna. “La proposta al vaglio della Commissione UE avrebbe delle conseguenze importanti dal profilo amministrativo per noi e dal profilo finanziario per la Confederazione” rileva sollecitando un intervento a Bruxelles.
La novità in Ticino potrebbe comportare la gestione da parte degli uffici di collocamento di 8'000 disoccupati in più (tanti, stando a fonti sindacali, sono i frontalieri che hanno perso l’impiego). Si tratterebbe di un aumento del 150% rispetto ai circa 5'400 iscritti attuali.
Diego Moles
Dal TG20




