Latitante durante la campagna prima del voto del 9 febbraio, quando il Ticino aveva votato massicciamente per l'iniziativa contro l'immigrazione di massa, il Consiglio federale è venuto in corpore in Ticino oggi (lunedì) per ricucire quello strappo. L'accoglienza è stata calorosa: sono centinaia le persone accorse per assistere al momento ufficiale, nel patio di Palazzo Civico a Lugano, e che hanno affollato in seguito Piazza della Riforma per l'incontro con i ministri. Era assente solo Ueli Maurer, che ha dovuto rientrare a Berna nel corso della giornata.
Il Ticino "chiede di poter dare il suo contributo", ha detto Marco Borradori, il primo a prendere la parola, con una ventina di minuti di ritardo sulla tabella di marcia. "Senza il resto della Svizzera non ce la possiamo fare", ha affermato il sindaco, ma anche "la Svizzera senza il Ticino non sarebbe la stessa".
Il Consiglio federale a Lugano
Anche contestazioni
Il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli, accolto da qualche fischio sull'onda del suo discorso del 1° agosto, ha ricordato la conferenza degli ambasciatori, aperta in mattinata in città, mentre il presidente della Confederazione Didier Burkhalter, in italiano ha portato tre messaggi: un ringraziamento al Ticino, un riconoscimento dei problemi da risolvere, nel mondo del lavoro e nei rapporti con l'Italia in particolare, e una richiesta di lavorare insieme. "Il Ticino non è dimenticato e nemmeno lontano", ha affermato, e sarà ancora più vicino con la galleria di base del San Gottardo.
Poi è stata la volta del bagno di folla in Piazza Riforma. Fra la gente, anche qualche contestatore: dei disoccupati hanno ricordato che il tasso di persone senza un impiego, nel cantone, è fra i più alti del paese. "Non ci rappresentate", si leggeva su un altro striscione.
pon
CSI 18.00 del 18.08.2014 La diretta






