Lo portarono ad Arogno, nei pressi della dogana. “Ti rimandiamo a casa” – dissero, al 37enne rumeno, i due agenti della comunale di Lugano, che poco prima erano intervenuti in stazione per sedare una lite. Lo fecero scendere dall’auto e cominciarono a picchiarlo. Lo colpirono più volte, al volto e al corpo (in un caso, anche con il manganello). Poi lo abbandonarono sul ciglio della strada; ferito, ubriaco e al freddo.
Dalla sera del 27 marzo sono trascorsi sei mesi, e l’inchiesta penale è ormai conclusa. In settimana il procuratore pubblico Amos Pagnamenta ha notificato alle parti l’avviso di chiusura delle indagini. Per i due poliziotti, rei confessi, si profila ora – con ogni probabilità – il processo alle Correzionali. Lesioni semplici, sequestro di persona, abuso di autorità e omissione di soccorso le accuse ipotizzate contro il 29enne e il collega, di 30 anni. Il reato di lesioni gravi è invece caduto. Impossibile infatti stabilire se la ferita riportata all’arcata sopraccigliare costituisca o no un danno permanente. Dopo le deposizioni iniziali la vittima non si è più presentata agli inquirenti.
L’inchiesta ha potuto escludere infine, sulla base di un dettagliato rapporto, il coinvolgimento di altri agenti. Quanto successo fu solo opera dei due poliziotti in questione, che nel frattempo – come noto – sono stati sospesi.
Francesco Lepori






