Gallery image - “Un Sivori dal cuore grande”
“Ci eravamo conosciuti da ragazzi col calcio. E li si dimostra quello che è stato tutta la vita: non era un mediano alla Ligabue, lui era Omar Sivori. Il Nano ha giocato anche a San Siro contro l’Inter: è entrato in campo, ha fatto alcuni tunnel e poi ha detto: “Ora vado a casa”. Giocava per il suo piacere: per fare le sue cose, fuori norma. E questo suo fil rouge è rimasto dentro di lui”.
E’ con la parole spezzate dalle lacrime che l’amico di gioventù e per lunghi anni collega di municipio a Lugano Giovanni Cansani ricorda oggi Giuliano Bignasca.
“Sono allibito. Però è una di quelle notizie che un po’ ti aspetti perché quando vedi una persona come lui, attiva su tutti i fronti, ti chiedi: “Fino a quando potrà andare avanti così?”. Perché dava sempre tutto sé stesso, senza risparmiarsi mai. Avanti combattendo contro le ingiustizie, che poi cosa sia giusto o sbagliato è difficile definirlo ma lui aveva sempre un suo concetto preciso. E quando il Nano vedeva che le cose non andavano come voleva lui si dava da fare su tutti i fronti, a livello comunale, cantonale, nazionale ed anche internazionale”.
“Per me comunque - conclude Cansani - era anzitutto un amico che ha sempre dimostrato grande generosità per chi era nel bisogno. E posso testimoniarlo perché lo conoscevo davvero bene. C’è chi lo giudica solo per quello che scriveva sul giornale, ma questo è un giudizio limitante. Perché sotto la scorza del leader e del primo della classe batteva un cuore umano. In fondo era un buono e un generoso. E ho avuto molte dimostrazioni della sua generosità: per i terzomondisti come per gli handicappati. Era sempre presente, con una generosità fuori luogo. E così lo voglio ricordare. Io sono fiero di poter dire che sono stato suo amico”.
Joe Pieracci





