Svizzera

Un Forum a stelle e strisce

Al WEF 2015 gli USA sono presenti con 791 personalità, poco meno di un terzo di tutti i partecipanti

  • 22.01.2015, 11:08
  • 7 maggio, 12:16
Globalizzazione a Davos: una ONG ha colorato il paese realizzando un pupazzo di neve per ciascuna nazione rappresentata al WEF

Globalizzazione a Davos: una ONG ha colorato il paese realizzando un pupazzo di neve per ciascuna nazione rappresentata al WEF

  • Keystone

I giornalisti, come ogni anno, all’arrivo a Davos ricevono il badge d’accesso al palazzo dei congressi e il press kit del Forum. Al suo interno, uno dei documenti più curiosi è il voluminoso libretto che presenta, con tanto di fotografia personale a colori e breve descrizione, ognuno dei circa 2’500 partecipanti al WEF.

Per partecipare e avere la propria foto sul book annuale c'è chi sborsa fino a 50'000 franchi

Per partecipare e avere la propria foto sul book annuale c'è chi sborsa fino a 50'000 franchi

I protagonisti di questa edizione del Forum sono tutti qui, nero su bianco. Tutti stipati in un opuscolo che quest’anno si compone di ben 303 pagine, zeppe zeppe di visi più o meno sorridenti e di cariche sempre più prestigiose: dal “Global Head” all’ “Executive President and Chief”, dal “Prime Minister” di questo o quello Stato allo “Special Adviser” sulle questioni più disparate. Il tutto suddiviso in categorie ben precise.

Si parte dai pesi massimi della politica per poi dar spazio ai 1’300 rappresentanti del mondo del business globale. Quindi tocca ai “New Champions”, giovani imprenditori, ricercatori o intellettuali che in qualche modo si sono fatti notare dagli osservatori del WEF, ai giornalisti famosi e ai rappresentanti diplomatici.

Ma da dove arrivano tutti questi partecipanti, che anno dopo anno sono disposti a sborsare fino a 50’000 franchi a testa per marcar presenza qui a Davos? Un blog del Tages Anzeiger dedicato alla kermesse grigionese ha provato a comporre la cartina di questo esclusivo mondo.

Quasi la metà sono europei, con gli svizzeri, i padroni di casa, a far la parte del leone (280 partecipanti) seguiti da tedeschi (126) e francesi (96).

Il secondo continente più presente è il Nord America, che con i suoi più di 800 partecipanti è quasi doppiamente rappresentato rispetto all’Asia (430). Seguono a rispettosa distanza il Medio Oriente (180), l’Africa (124), l’America latina (114) e la lontanissima, in tutti i sensi, Oceania (19).

Il dato più significativo sembra però essere il numero 791. Si tratta del numero di partecipanti provenienti dagli USA, circa il 30% del totale. Per un forum da tutti considerato globale, la sovra rappresentazione a stelle e strisce è evidente. E lo diventa ancora di più se si considera l’evoluzione nel corso degli anni.

Il WEF del 1990 aveva riunito a Davos 570 partecipanti provenienti da 60 paesi diversi. Allora, i “global leaders” americani presenti al Forum erano stati 75, circa il 13% del totale.

La 45esima edizione del forum sta invece riunendo sulle Alpi grigionesi circa 2500 persone in rappresentanza di 140 nazioni. I partecipanti sono dunque quintuplicati , gli Stati più che raddoppiati. Ciò nonostante, la presenza statunitense si è fatta ancor più dominante.

Nonostante la globalizzazione del WEF e dell’economia reale, nonostante il boom di popolose economie emergenti come Cina, India e Brasile, la partecipazione di sempre più attori agli scambi globali e l’apertura di quasi tutti i mercati planetari, al Forum di oggi quasi un partecipante su tre è targato USA. Vent’anni fa questo rapporto era circa di uno su otto. Un dato statistico. Una tendenza. Forse solo quello.

Marzio Pescia

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