Un oppositore iraniano, che la Svizzera minacciava di rimandare in patria dove rischia l'incarcerazione e 70 frustate, non potrà essere espulso. La Corte europea dei diritti umani ha infatti ritenuto che il suo rinvio violerebbe il divieto dei trattamenti inumani e degradanti.
L'uomo, di una trentina d'anni, aveva fatto domanda d'asilo dopo essere fuggito dal suo paese di origine, temendo di essere arrestato dopo aver partecipato a delle manifestazioni antigovernative represse con la forza.
L'Ufficio federale della migrazione dapprima e il Tribunale amministrativo federale in seguito gli avevano respinto la richiesta, facendo valere le contraddizioni emerse in un primo tempo nel suo racconto. La portata delle stesse, però, per i giudici di Strasburgo va relativizzata.
La Corte, che condanna la Confederazione a pagare al giovane un'indennità di 2'415 euro, aveva già dato torto a Berna all'inizio del mese, sul caso di una famiglia afghana che si opponeva all'allontanamento verso l'Italia in base all'accordo di Dublino.
pon/ATS






