Lo scrittore Thomas Mann non avrebbe immaginato una Davos così, credo.La sua fama di località curativa risale ad oltre 150 anni fa. Amplificata anche dall’opera dell’autore tedesco. Difficile però pensare, in questi giorni, che qui storicamente ci si curava per tubercolosi, per problemi respiratori di tutti i tipi.
Per quattro giorni le strade principali della località grigionese sono state letteralmente intasate dal traffico. Una costante colonna di limousine, veicoli di servizio, e qualche indigeno che prosegue nel proprio tran-tran quotidiano. Tutti praticamente a passo d’uomo. Con le narici costantemente inondate dai gas di scarico, muoversi a piedi diventa sgradevole. Le splendide montagne innevate non si conciliano con l’odore che si respira in centro.
I leader mondiali dell’economia e della politica non possono permettersi di spostarsi a piedi, per tutta una serie di motivi. Sicurezza in primis. Tutti in limousine nera, lunga, larga, potente. E di preferenza tedesca. Mentre si tessono dibattiti, amicizie, negoziati le autovetture attendono, posteggiate un po’ ovunque. Anche sui marciapiedi. E non di rado col motore acceso. Quando poi ripartono… non necessariamente tengono d’occhio le strisce pedonali e gli eventuali (rari) passanti.
"Committed to improve the state of the world". Il WEF continua ad impegnarsi per migliorare lo stato del mondo, del nostro pianeta. I pedoni di Davos però avranno qualcosa di molto concreto da obiettare, per almeno quattro giorni all’anno.
Pierre Ograbek
Dal TG20






