I risultati delle votazioni occupano buona parte delle prime pagine dei giornali svizzeri. Questo vale in particolare per la bocciatura dell’AVSplus, come lo rimarca la Basler Zeitung scrivendo che “il popolo non vuole appunto l’AVSplus”, ma la decisione non pone al sicuro il futuro della previdenza per la vecchiaia.
La stampa romanda in particolare rifocalizza il dibattito. Le Temps infatti evidenzia che il sì c’è stato solo in pochi cantoni latini, il che equivale a un piccolo Röstigraben. Le Matin è andato oltre, rielaborando in prima pagina l’acronimo AVS che diventa “Alemanici Veramente non Solidali”. E se il Blick rimarca che con il 60% dei no, l’AVS è a rischio di tagli importanti, per il Tages Anzeiger se l’iniziativa della sinistra voleva dare un forte segnale alla maggioranza borghese del Nazionale, il chiaro "no" rischia invece di rafforzarla.
Sul voto ticinese i giornali svizzeri si limitano a riportare il risultato ma senza grandi commenti. Il Sankt Galler Tagblatt rileva che il Ticino manda ancora segnali contro l’immigrazione, ma insieme a Neue Zürcher Zeitung e Tages Anzeiger sottolinea come l’iniziativa sia di difficile applicazione. I quotidiani segnalano pure le stizzite reazioni italiane.
In merito agli altri temi in votazione, il secco no all’economia verde (approvata solo da Ginevra) è un’altra tematica esaminata. Proprio la Tribune de Genève precisa che la Svizzera ha già intrapreso una “via verde” in chiave economica ma vuole seguire i suoi ritmi, senza imposizioni dall’alto. E sui servizi informativi della Confederazione sempre le Temps dedica la sua vignetta mentre il “mister dati” vallesano, Sébastien Fanti, afferma di voler lanciare un movimento cittadino di controllo dei servizi segreti, raccomandando agli svizzeri di chiedere se sono schedati.
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