Svizzera

"Elezione popolare CF nuoce ai ticinesi"

Governo e Parlamento in campagna per il voto di giugno

  • 26.03.2013, 15:20
  • 4 maggio, 12:24
Sommaruga Lombardi 26.03.2013 ky.JPG

"L'iniziativa UDC per l'elezione del Consiglio federale eletto dal popolo porrebbe dei problemi per le minoranze linguistiche e nuocerebbe in particolare ai ticinesi". E' quanto sostenuto oggi dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga, affiancata dal presidente degli Stati Filippo Lombardi, che ha illustrato i motivi per cui Governo e Parlamento raccomandano di respingere l'iniziativa, in votazione il 9 giugno, che vorrebbe un'elezione popolare del Consiglio federale.

Per la ministra di giustizia e polizia, la proposta spingerebbe i membri dell'Esecutivo a una "perenne campagna elettorale" per la conquista delle simpatie del pubblico. Il rischio, ha aggiunto, è che un ministro "non giudichi più i propri progetti principalmente in base alla loro utilità per il paese, ma in base alle chance di rielezione che offrono".

Romandi e italofoni in concorrenza fra loro

Stando al testo dell'iniziativa, due dei sette posti in Governo sarebbero riservati ai latini (Ticino, Vaud, Neuchâtel, Ginevra, Giura e le regioni francofone di Berna, Vallese e Friburgo e quella italofona dei Grigioni). Per l'Esecutivo, però, ciò potrebbe essere controproducente, poiché metterebbe in "perenne concorrenza romandi e italofoni".

Considerando poi il fatto che gli elettori francofoni sono quattro volte superiori di numero a ticinesi e grigionesi di lingua italiana, questi ultimi "avrebbero enormi difficoltà ad imporsi". Il sistema delle quote sarebbe inoltre "molto difficile da applicare" e si dovrebbero "delimitare chiaramente le regioni e suddividere gli abitanti in funzione della loro lingua". Le regioni reto-romance non sono inoltre "nemmeno menzionate nel testo".

Parlamento indebolito

Il presidente del Consiglio degli Stati Filippo Lombardi ha puntualizzato che l'elezione del Consiglio federale – e la successiva vigilanza sul suo operato – è un compito essenziale del Parlamento, che uscirebbe indebolito da un sì all'iniziativa, perché privato di tale prerogativa. Il Legislativo perderebbe quindi parte del suo potere. Il rapporto consolidato tra i poteri politici rischierebbe di sbilanciarsi e la cooperazione tra Consiglio federale e Parlamento di complicarsi.

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  • Il servizio di Mattia Serena

    RSI Info 26.03.2013, 19:01

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