Diciotto mesi di carcere parzialmente sospesi: è la condanna inflitta venerdì dal Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona alla svizzera di 31 anni che era accusata di "viaggi con finalità jihadiste". La difesa aveva chiesto l'assoluzione dell'imputata, mentre l'accusa due anni.
La sede di Bellinzona del Tribunale penale federale dove si tiene il processo
La donna, presentatasi in aula con il capo coperto dallo hijab, ha ripetutamente rifiutato di rispondere alle domande del giudice Stefan Heimgartner sulla sua vita e sui motivi che l'hanno spinta ad aderire all'IS. La giovane, con un bachelor in economia aziendale, si è convertita all'Islam nel 2009 e un anno dopo si è trasferita al Cairo assieme al marito egiziano.
Secondo quanto detto dall'accusa, la relazione con il marito si è col tempo raffreddata e parallelamente è iniziata la radicalizzazione della donna, che ha tentato a più riprese di raggiungere il territorio siriano e unirsi alla jihad. L'imputata è stata arrestata l'11 gennaio 2016 al suo arrivo in Svizzera e subito rilasciata ma le sono stati ritirati passaporto, carta di identità e patente.
ATS/EnCa






