La Federazione svizzera della pesca, facendo notare che le piene artificiali dovute alla gestione delle dighe praticata dalle centrali idroelettriche distrutuggono flora e fauna dei fiumi, oltre a mettere in pericolo eventuali bagnanti ed escursionisti, chiede ai cantoni di fare rispettare la legge.
La quasi totalità dei proprietari aumenta i profitti con variazioni artificiali dei flussi e ogni giorno tsunami si abbattono su più di cento corsi d'acqua, secondo quanto denunciato giovedì a Berna.
Dall'Ufficio federale dell'ambiente, i pescatori pretendono che pubblichi entro la metà del 2015 la lista delle strutture che vanno risanate onde evitare temporeggiamenti e ritardi dovuti alle prevedibili perdite finanziarie. Le concessioni vanno rilasciate o rinnovate solo a condizione che i deflussi siano accettabili, insiste la categoria.
La normativa prevede la ristrutturazione obbligatoria degli impianti entro 20 anni per evitare situazioni del genere.
ATS/dg




