La situazione economica svizzera è stata al centro di un dibattito straordinario al Consiglio nazionale mercoledì mattina. I partiti hanno proposto le loro ricette per far fronte in particolare all'ondata di licenziamenti che sta colpendo il nostro Paese. E non sono mancate le critiche al ministro dell'economia. Johann Schneider-Ammann si è dovuto difendere dall'accusa di passività nel contrastare la crisi davanti ai deputati e al pubblico in tribuna dove c’era anche un gruppo di disoccupati, da poco licenziati dalla Schindler. Si tratta di alcune delle 20-30'000 persone che, si stima, nell’ultimo anno hanno perso il posto di lavoro a causa del rafforzamento del valore del franco.
Sul banco degli imputati durante il dibattito si sono ritrovati la Banca nazionale, l’abbandono della soglia minima di cambio, le delocalizzazioni all’estero, ma pure i costi crescenti dello Stato, il peso della burocrazia e la libera circolazione delle persone.
Il presidente della Confederazione e ministro dell'economia ha preso la parola tra appelli all’apertura verso l’esterno e i moti tendenti alla chiusura. "Non è vero che non facciamo nulla, e lo voglio dire chiaramente una volta per tutte – ha affermato Johann Schneider Ammann -. Anche voi parlamentari avete la possibilità di intervenire. Il Governo vi fa delle raccomandazioni e poi tocca a voi decidere. In questa sala, ad esempio, ho proposto più volte l'introduzione di un tasso unico per l'IVA, che ridurrebbe la burocrazia. Ma più volte avete bocciato questa misura".
L’aula, nonostante le parole del presidente, mercoledì mattina il Nazionale ha nuovamente bocciato il tasso unico al termine di due ore di dibattito in cui, dai partiti, non sono scaturite ricette condivise per far fronte alle sfide del momento, prima tra tutte quella delle relazioni con l'Unione europea, primo partner commerciale della Svizzera.
Diem/RG
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