La quinta revisione dell'assicurazione invalidità (AI) è efficace poiché permette il suo risanamento e porta soprattutto a un cambiamento di cultura, dalla rendita al reinserimento. E' quanto emerge da uno studio dell'Ufficio federale della assicurazioni sociali (UFAS) presentato oggi a Berna.
Secondo il rapporto, la percentuale di persone che lavorava al momento del primo contatto con l'AI è passato dal 60 al 68%, ciò che favorisce il successo del reinserimento lavorativo. Questo approfondimento giunge qualche giorno prima che il Nazionale affronti la seconda tappa della sesta revisione.
Misure appropriate
Il bilancio intermedio positivo conferma, sostiene l’UFAS, che “la 5ª revisione AI è un elemento importante nel piano di risanamento dell’assicurazione e che contribuisce in modo determinante a fare dell’AI un’assicurazione finalizzata all’integrazione”.
Alcune cifre
Grazie alla nuova filosofia, il numero di nuove rendite è diminuito quasi del 50% dal 2003 e dal 2006 anche quello delle rendite correnti è in costante calo. Sull’altro fronte, nel 2011 gli uffici AI hanno registrato circa 11’500 casi di integrazione professionale riuscita, ovvero quasi il doppio rispetto al 2007 (con 5’800 casi).
Con la 5ª revisione AI, entrata in vigore il 1° gennaio 2008, il Parlamento ha reimpostato totalmente l’assicurazione invalidità secondo il principio “priorità dell’integrazione sulla rendita”. In quanto organi esecutivi, gli uffici AI cantonali sono stati muniti di nuovi strumenti e di personale supplementare.
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Il servizio di Roberto Chiesa
RSI Info 07.12.2012, 13:15
Grazie al rilevamento tempestivo, un maggior numero di assicurati a rischio d’invalidità contatta l’AI prima di perdere l’impiego, si è passati dal 60 al 68%.
L'intervento tempestivo ha portato a una concessione più frequente e più rapida dei provvedimenti d’integrazione professionale: il numero di persone che partecipa a provvedimenti è passato dal 24 al 37%.
Grazie ai provvedimenti di reinserimento un maggior numero di persone a rischio d’invalidità può essere integrato gradualmente nel mercato del lavoro primario; in precedenza, soprattutto nel caso delle persone con problemi psichici, si esaminava fin troppo presto il diritto a una rendita invece di pensare a un’eventuale integrazione.
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