La maggior parte dei veicoli Volkswagen con il software-truffa — che non fa inquinare le auto durante i test — circolerebbe in Europa. Le regole comunitarie sull'inquinamento, infatti, sono molto più severe di quelle americate e non avrebbe avuto senso progettare "Dyno" solo per il mercato oltreoceano. Ma non solo: il quotidiano "Die Welt" rilancia le accuse: la manipolazione dei controlli, secondo indiscrezioni giornalistiche, era conosciuta dal Governo tedesco e dalla Commissione europea.
La notizia è stata seccamente smentita dal ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrindt. Ha definito "false e inopportune" le accuse secondo cui il Governo sapesse delle manipolazioni dei dati antismog affermando di aver "appreso delle manipolazioni lo scorso weekend dalla stampa".
Intanto la US Environmental Protection Agency ha intentato la prima class action. Gli Avvocati vogliono un risarcimento per conto di centinaia di migliaia di clienti di VW, ma sotto la lente ci sarebbero altre case automobilistiche, anche se non è chiaro quali.
Nel frattempo l'amministratore delegato del gigante tedesco, Martin Winterkorn, ha chiesto scusa per la cattiva condotta della compagnia, ma ribadisce di voler restare al suo posto, mentre l'azienda ha già accantonato 6,5 miliardi per far fronte allo scandalo. La posizione del CEO è però sempre più traballante. Mercoledì mattina è stata al centro delle discussioni dei vertici del gruppo e diversi analisti, come Christian Stadler (professore di management strategico alla Warwick Business School) lo danno ormai al capolinea.
Ansa/px/Diem
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VW, le tecniche dello scandalo
Telegiornale 23.09.2015, 15:06






