Si è imposta come la novità più clamorosa, e inquietante, della politica ellenica. Ha un simbolo, il meandro, che ufficialmente richiama i fasti dell’antica Grecia, ma che figura anche stilizzato come una svastica. Ha mostrato di saper strumentalizzare con efficacia le inquietudini e i moti di protesta prodotti dalla crisi che ha sconvolto il paese. Ma rischia ora di perdere di colpo tutti questi consensi, sull’onda di vicende tese a mostrare una connotazione criminale. Si chiama “Alba dorata”, ma ora potrebbe essere prossima al tramonto. E visti i più recenti sviluppi della cronaca, non si tratta davvero di un gioco di parole.
Nacque e si consolidò all’inizio degli anni Novanta, con un programma nazionalista, xenofobo ed euroscettico, che non sembrava certamente destinato a grandi fortune in un paese con una memoria ben vivida della ferita lasciata dalla dittatura dei colonnelli. La Grecia peraltro, sull’onda dello sviluppo del turismo e dei servizi, sembrava anche avviata verso una fase di inedito e consolidato sviluppo.
Sarebbe però stata la crisi globale dei mercati, dal 2008, a mettere in luce la vulnerabilità e il livello di indebitamento dell’economia greca. Quindi il tracollo, fra disoccupazione alle stelle ed estreme misure di austerità. Un contesto fatto di disperazione e di rabbia. Ma anche un terreno inaspettatamente fertile per le mire di questo partito.
Nel 2012, ottenendo quasi il 7% dei voti nelle legislative, "Alba Dorata" ha mostrato tutta la sua capacità di far breccia in quelle frange dell’elettorato che attribuiscono la gravità della crisi al ruolo delle banche e delle istituzioni finanziarie internazionali. Ma da quel momento il partito si è sempre più messo in evidenza per la sua retorica neonazista e per il coinvolgimento in aggressioni e atti di intolleranza verso immigrati e avversari politici.
Un clima di apparente impunità, interrotto solo di recente da una vicenda gravissima: l’assassinio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, pugnalato a morte proprio da un simpatizzante del partito. L’inchiesta penale ha portato all’arresto del leader Nikos Michaloliakos e di altri cinque esponenti di "Alba Dorata". E mentre stanno emergendo connivenze con elementi militari e della polizia, gli inquirenti assimilano ormai apertamente “Alba Dorata” ad un’organizzazione criminale.
Forse è ancora presto per parlare di un subitaneo declino, ma al di là delle vicende penali è la reazione popolare dopo l’assassinio a rappresentare l’elemento più indicativo. Le manifestazioni di protesta hanno riunito la Grecia nel segno di un’inequivocabile indignazione. Per quanto piegato dalla gravità della crisi, il demos si è fatto sentire.
Alex Ricordi


