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Renzi sale al Quirinale

Il premier italiano a colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella; scatta il toto-nomi

  • 05.12.2016, 14:00
  • 7 maggio, 13:15
La crisi politica è stata innescata dalla sconfitta di Renzi al referendum costituzionale

La crisi politica è stata innescata dalla sconfitta di Renzi al referendum costituzionale

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Il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi si è recato lunedì mattina al Quirinale - si è appreso da fonti della maggioranza - per un colloquio di oltre un'ora con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in seguito alla sconfitta elettorale subita nel fine settimana al referendum, voluto dal premier per modificare la Costituzione.

In seguito al risultato, lo ricordiamo, il presidente del Consiglio(coerentemente con quanto aveva annunciato all'inizio della campagna per promuovere la riforma della Costituzione), aveva preannunciato che oggi pomeriggio (lunedì) sarebbe salito al Quirinale dove avrebbe consegnato le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica.

Scatta il toto-nomi

Sulla stampa italiana scatta ora il toto-nomi in merito a chi succederà a Palazzo Chigi. Quelli più gettonati dai giornalisti d’oltrefrontiera sono: Pier Carlo Padoan, attuale ministro dell’economia e nome gradito a banche, Unione Europea e ambienti finanziari; l’attuale presidente del Senato Pietro Grasso (non renziano e che gode di ampio credito politico anche da parte delle forze di opposizione), ma anche il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio. Quest’ultimo nome potrebbe fare la “staffetta” con il premier uscente, se invece di andare ad elezioni anticipate si decidesse di porsi come orizzonte temporale la fine dell’attuale legislatura, ovvero il 2018.

Padoan, Grasso e Delrio

Padoan, Grasso e Delrio

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E se invece quello di Matteo Renzi fosse solo un arrivederci e si puntasse al reincarico? Lo stesso Renzi ha scartato l’ipotesi, che tuttavia non è campata in aria: dalla sua parte – sottolineano giornalisti e politologi - ha 13 milioni di sì alla riforma costituzionale, mentre il fronte del no è composto da forze estremamente eterogene, che non possono dar vita ad un soggetto politico unitario.

Ansa/M.Ang./ludoC

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