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Nepal, ricostruzione difficile

A due anni dal forte sisma la normalità fatica a tornare. Migliaia gli andicappati a vita “evitabili”

  • 25.04.2017, 18:21
  • 4 maggio, 17:58
Solo il 5% delle case è stato rimesso in piedi

Solo il 5% delle case è stato rimesso in piedi

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Il 25 aprile 2015, alle 11:56 (ora locale) il Nepal veniva colpito da un terribile sisma di magnitudo 7.8 che mise in ginocchio il paese: 9'000 morti, 22'000 feriti e 824'000 case distrutte tra la capitale Katmandu e le vallate settentrionali. Una vera tragedia per l’ex regno himalayano, che doveva ancora riprendersi dalla guerra civile con i maoisti.

Oltre al dramma umano, è pure andato distrutto gran parte del patrimonio architettonico, come la storica e centrale piazza medioevale della capitale. Malgrado la mobilitazione e la solidarietà internazionali, a due anni di distanza la ricostruzione procede però con molti problemi.

Stando ai dati ufficiali del governo soltanto il 5% delle abitazioni è stato per ora ricostruito e solo una piccola parte dell’assistenza internazionale è effettivamente arrivata ai terremotati. E per i molti senzatetto che hanno passato ormai il secondo inverno in case provvisorie e di fortuna la catastrofe continua, così come continuano le scosse di assestamento, l’ultima proprio ieri (lunedì).

Le macerie sono ancora troppe

Le macerie sono ancora troppe

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Secondo
Sophie Balbo, portavoce della Catena della solidarietà, l’aiuto d’emergenza nei primi mesi ha funzionato bene (acqua, cibo, coperte), ma le grane sono sorte in seguito: “A causa di problemi politici e burocratici la ricostruzione è stata molto più lenta”. Questo lasso di tempo l’associazione lo ha sfruttato per trasmettere a molti nepalesi le conoscenze necessarie a ricostruire case più sicure. “Ora la situazione politica è migliorata, la ricostruzione è ripresa e solo noi abbiamo rimesso in piedi 300 abitazioni, con l’obbiettivo di arrivare a 2'000 entro il 2019” ha spiegato Balbo ai microfoni del Radiogiornale.

La tragedia nella tragedia: migliaia di nuovi disabili

Dal paese himalayano giunge poi un altro grido di sofferenza, quello delle persone rese andicappate a vita dal sisma. Non esistono cifre ufficiali, ma certi studi le stimano intorno alle 3'000. Una percentuale significativa di questi andicap avrebbe potuto essere evitato se i pazienti avessero ricevuto cure adeguate, secondo un rapporto delle Nazioni Unite dell’anno scorso.

Il paese era ed è infatti fortemente sottodotato dal punto di vista sanitario: si contano 7 addetti ogni 10'000 persone, un quinto della quota raccomandata dall’OMS. Nelle zone colpite a mancare sono anche le strutture idonee alle operazioni e alle riabilitazioni.

RG/dielle/ATS

Notizia riferita al Radiogiornale del 25.04.2017 alle 12.30

Dal TG20:

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