Mercoledì è stata portata a termine un'operazione antimafia definita "storica" per il nord Italia, con oltre 160 arresti, 200 indagati, 189 capi di imputazione, con il coinvolgimento di politici, imprenditori, forze dell'ordine e giornalisti. Sequestrati beni per 100 milioni, tra cui un intero quartiere di un comune del Parmense.
L’imponente blitz, che ha visto coinvolti anche degli elicotteri, è stata coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Bologna. Quelle di Catanzaro e Brescia hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati, ossia, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni e altro. Tra le persone fermate, oltre ad importanti imprenditori del luogo che hanno partecipato agli appalti per la ricostruzione post terremoto in Emilia, oltre ad un consigliere comunale di Reggio Emilia: secondo gli investigatori, l’organizzazione mafiosa, nella regione, ha assunto una nuova veste, colloquiando proprio con gli imprenditori locali.
Quello che ha colpito di questa inchiesta e che anche in Emilia, come per l'Abruzzo, sono state ascoltate al telefono persone sorprese a ridere per il terremoto. "E' caduto un capannone a Mirandola", dice il primo, in una telefona intercettata e riportata nell'ordinanza dell'operazione Aemilia. L'altro, ridendo, annotano gli investigatori, risponde "eh,allora lavoriamo lì". Un segnale, per gli investigatori, che la criminalità arrivava a "soccorrere" prima dello Stato o in contemporanea".
ANSA/AlesS/sdr
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