La Siria è nettamente in ritardo con il piano per lo smantellamento delle armi chimiche. Damasco non ha rispettato il termine per l’evacuazione dal paese delle tonnellate di prodotti chimici, stabilito per oggi, 5 febbraio, dal piano concordato tra Russia e Stati Uniti e fissato in una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Ciò mette in causa la data del 30 giugno come termine ultime per la distruzione di tutto l’arsenale.
Componenti del gas sarin sono ancora in Siria
Solo il 4% delle 1'300 tonnellate di prodotti dichiarati all’Organizzazione internazionale per il divieto delle armi chimiche hanno lasciato la Siria. Si tratta di un carico che si trova attualmente su una nave danese attraccata a Gioia Tauro, in Calabria.
Damasco ha giustificato il ritardo dell’evacuazione dello stock con le minacce di attacchi lungo la strada verso il porto di Latakia, sul Medierraneo, dove navi norvegesi e danesi dovrebbero prenderlo in consegna per poi passarlo alla custodia statunitense per la distruzione.
ATS/FM
"Rispetteremo le tempistiche"
Il Governo di Damasco ha dichiarato oggi, mercoledì, di essere "determinato ad applicare pienamente l'accordo". In caso di non rispetto del piano, in virtù del capitolo 7 della Carta dell’ONU, sono previste sanzioni che posso includere il ricorso alla forza militare.
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RG 18.30 - Il servizio di Lorenzo Trombetta
RSI Info 05.02.2014, 19:02



