“Qui era tutto allagato, e noi non abbiamo i soldi per ricostruire…” Natalia è disperata, mi mostra la sua casa dove viveva con due figlie, una delle quali vedova, e due nipoti. Il tetto è crollato, ovunque i muri hanno i segni dell’acqua mentre i tappeti e i pavimenti si piegano sotto i piedi come cartone bagnato. I pochi soldi che avevano erano stati già usati per lavori di ristrutturazione prima che la diga di Nova Kakhovka venisse distrutta.
“Questa casa era tutto quello che avevamo…e non sappiamo che cosa fare, non abbiamo nessuno”

Gli interni di una casa, devastata dall'inondazione
La disperazione di Natalia è quella di molti qui nel distretto di Shumenskiy, appena fuori Kherson, a un centinaio di chilometri da dove sorgeva la diga. Queste case sono inagibili dall’alluvione del 6 giugno, quando in poche ore l’acqua ha maltrattato tutto. Abiti, arredamento, elettrodomestici, e ha lasciato i muri precari. Non si può recuperare praticamente nulla, anche se si cerca di salvare il più possibile. Le conserve nei barattoli coperti di fango secco, allineati sul pavimento, sui tavoli poche cose piccole e trasportabili, foto in bianco e nero, i ricordi di una vita. Come quella di Vladimir, 76 anni, che vive qui dal 1970. “Non sono in grado di dire niente, mi sono svegliato ed è cambiato tutto, non credevo di arrivare così vecchio e vedere questo” sono state le sue parole.

Le riserve alimentari conservate nei barattoli, coperti di fango e stipati in un angolo della casa
Lidia, sua figlia, dice; “questa casa è un Armageddon”. Ride ma il suo riso si spegne subito quando spiega che non ci sono i soldi per ricostruire, bisogna cominciare dal tetto…
Irina vive poco distante, dice che non li aiuta nessuno, anche se fino a dicembre potranno stare in un appartamento a Kherson. Ma la casa dei suoi genitori e la sua sono completamente irrecuperabili, la muffa è ovunque. “Non so cosa dire, sono come congelata, non ho nemmeno lacrime, mi sembra un di vedere un film e non che sia capitato a me”.
Gli effetti di quel disastro non sono rimasti limitati ma hanno percorso grandi distanze e sono arrivati fino a Odessa, dove le acque dolci si sono mescolate a quelle salate del mar Nero. Le autorità cittadine hanno imposto il divieto di balneazione a causa dei batteri che popolano quelle acque.

"L'armageddon" nelle abitazioni colpite dalle acque
Per Vladislav Mikhailenko, ambientalista dell’università della città, ci vorrà tempo perché si ristabilisca un equilibrio.
“L’acqua esaminata ha mostrato non solo concentrazioni di olii combustibili, ma anche una diminuzione della salinità, a causa dell’acqua dolce proveniente dalla diga di Nova Kakhovka. Questo ha provocato l’arrivo nel mare di animali d’acqua dolce come rane, castori e tartarughe. E questo è pericoloso perché può portare a dei cambiamenti nel nostro ecosistema...
Non solo, l’acqua arrivata fino a qui era già contaminata per aver devastato cimiteri e fattorie con gli animali, spiega ancora Vladislav. “Quest’anno non si potrà andare al mare, e in futuro bisognerà pensare a queste sostanze, che si sedimentano e potrebbero restare a lungo lì per poi tornare in superficie quando il mare è mosso, creando una sorta di inquinamento secondario”.
Eppure, c’è chi sfida i divieti e fa il bagno lo stesso, anche i bambini. “Tanto il mare si ripulisce da solo”, ci dicono delle signore dopo essere uscite dall’acqua stendendosi al sole in questa calda estate. Forse l’unico modo, questo, per dirsi che una normalità, dopotutto, è ancora possibile.

Un salotto completamente sottosopra

La popolazione ritorna a Kherson
SEIDISERA 27.06.2023, 18:13
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