Mondo

Il palcoscenico ambìto dello sport

FIFA, UEFA, Gazprom, Qatar e proteste. Le considerazioni di Enrico Carpani

  • 04.10.2013, 17:35
  • 4 maggio, 12:28
Lo striscione di protesta di Greenpeace a Basilea

Lo striscione di protesta di Greenpeace a Basilea

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Se è vero che nella sede della FIFA e di quasi tutte le grandi istituzioni sportive gli armadi traboccano di scheletri – dai semplici favori personali sino alle forme più sofisticate di compiacenza e corruzione con ramificazioni ai più alti livelli – è altrettanto vero che lo sport, proprio per la sua immensa visibilità, subisce spesso gli effetti negativi di contestualizzazioni quanto meno approssimative, che stabiliscono relazioni di causa-effetto molto dirette, assolutamente devastanti sul piano dell’immagine.
Dalle polemiche sul mancato rispetto dei diritti umani in Cina prima dei Giochi Olimpici di Pechino nel 2008 ai disordini di qualche mese fa nelle principali città brasiliane in occasione della Confederations Cup, dalle rivelazioni sulle condizioni disumane dei lavoratori che stanno costruendo gli stadi per i mondiali di calcio nel 2022 in Qatar all’azione di protesta inscenata dagli attivisti di Greenpeace martedì sera a Basilea, i maggiori eventi sportivi si sono indubbiamente trasformati nel palcoscenico privilegiato di ogni sorta di contestazione, rivendicazione o insofferenza sociale.

La strumentalizzazione è peraltro evidente quanto pericolosa, e quasi non ci si preoccupa neppure più di nasconderla: ecco allora che la FIFA non è più soltanto accusata di aver probabilmente manipolato le modalità di attribuzione dell’ambitissimo torneo agli sceicchi del ricchissimo emirato – responsabilità oggettiva, che se comprovata sarebbe gravissima – ma anche delle questioni interne di un paese in cui, purtroppo, è facile immaginare che tutti gli operai siano sottoposti allo stesso, increscioso trattamento.

La volontà di puntare il dito contro l’organizzazione internazionale e ciò che essa rappresenta è insomma più che evidente, al punto da generare l’impressione che lo sport sia diventato l’unica pattumiera di tutte le nefandezze che ci circondano: la Gazprom, società russa presa di mira al St. Jakob, è uno sponsor dell’UEFA, certo, ma innaffia con lo stesso denaro anche moltissime altre attività. Forse più nobili e protette, chissà… Di sicuro meno esposte, e dunque assai meno interessanti a qualsiasi fine pubblicitario.

Enrico Carpani

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