Nè alternanza, nè cambiamento: Dilma Rousseff succede a se stessa. Ha ottenuto oltre 53 milioni di voti contro i poco più di 50 del suo avversario, il conservatore Aecio Neves (quando lo scrutinio è al 98,82% dei voti, la distanza non può essere più colmata: Dilma è al 51,54% e Aecio al 48,46%). Gli elettori brasiliani hanno dunque deciso che sarà la presidente di sinistra a guidare il colosso sudamericano anche per i prossimi quattro anni.
La felicità dei sostenitori di Dilma Rousseff
In un momento di difficoltà, con l'economia entrata in recessione tecnica e con il PIL che ha fatto segnare per due trimestri segno negativo, i brasiliani hanno scelto la sicurezza piuttosto che il cambiamento. E si sono affidati all'esperienza della sessantaseienne Dilma. Ma il paese si è diviso in due. Quella di Dilma è stata infatti una vittoria sul filo di lana, preceduta da una campagna elettorale senza esclusione di colpi, la più aspra e combattuta dal ritorno alla democrazia dopo il ventennio di dittatura militare.
La delusione sul volto di chi sosteneva Aecio Neves
L'ex guerrigliera marxista salita nel 2010 sulla poltrona più importante del Brasile ha inanellato una serie di successi che le hanno permesso la riconferma: al primo turno ha sbaragliato l'ambientalista Marina Silva, che sembrava incarnare la volontà di cambiamento di una larga parte della società emersa prepotentemente lo scorso anno e sfociata in oceaniche manifestazioni di piazza. La campagna elettorale al primo turno di Dilma è stata un martellamento costante contro Marina, che per calcolo politico e per desiderio di vendetta più che per convinzione e affinità ha scelto di appoggiare il conservatore Aecio Neves al ballottaggio. Ma l'appoggio di Marina non è bastato a Neves, che è il grande sconfitto delle presidenziali 2014.
ansa/joe.p.
RG delle 12.00 del 27/10/2014 Il servizio di Emiliano Bos
RG 7.00 del 27.10.2014 La corrispondenza di Emiliano Guanella
PP 12.00 del 27.10.14 - Il servizio di Emiliano Bos
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