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ELEZIONI ITALIANE

W la democrazia

  • 11.02.2013, 12:16
  • 4 maggio, 12:28

Di Gabriele Fontana

Eccoci qua a due settimane dal voto. In mare aperto, veleggiando, in navigazione a vista, al buio, verso il 25 febbraio quando l’Italia dovrebbe sapere chi la governerà nella prossima legislatura. La posta in palio? La seconda fabbrica manifatturiera dell’Unione europea (dopo la Germania), il secondo partner commerciale della Svizzera (anche qui Deutschland ueber Alles), il paese che, poco più di un anno fa, faceva tremare il mondo intero mettendo in pericolo l’Euro – moneta unica europea ora in ripresa – con il suo debito pubblico stratosferico, lì da decenni a far da zavorra alla sua crescita economica.

Il debito

Ora, malgrado i sacrifici imposti dal governo ”tecnico” di Mario Monti, il debito è diventato ancora più vasto, l’economia italiana è in decrescita ed il Palazzo del potere nell’immaginario popolare è sempre più da bombardare (lo auspicava ancora di recente il campione dell’”antipolitica” Beppe Grillo). Comunque vada a finire con le elezioni, l’Italia avrà sicuramente un parlamento (più o meno governabile) alquanto diverso da quello uscente.

Sorpasso?

La situazione al momento è questa: conduce il centrosinistra – candidato premier Pier Luigi Bersani – insegue il centro-destra con al timone l’esperto capo-coalizione Silvio Berlusconi – ogni presentazione è superflua - ad invocare il prossimo sorpasso. Ci sarà? Per due settimane non sono permessi sondaggi per cui siamo affidati ai trend: le tendenze che ci lasciano i sondaggisti. Un dato è certo: l’incremento esponenziale del Movimento cinque stelle: Beppe Grillo è l’unico che fa campagna nelle piazze, con lo Tsunami Tour che lo porta ovunque - o quasi – nella penisola.

Il Grillo della bilancia

A chi porta via voti il comico genovese? Ora anche al centro-destra avendo già fatto quasi il pieno dei voti in libera uscita dal centro-sinistra. Ed è lui che aspira legittimamente a salire sul podio come medaglia di bronzo. Il terzo posto se lo contendono dunque il buffone di corte (quello che dice che il re è nudo) e il re uscente ma ancora provvisoriamente sul trono: quel Mario Monti – senatore a vita per nomina del presidente Giorgio Napolitano - che doveva solo traghettare l’Italia per un anno e mezzo verso la fine della legislatura.

Il centro

Ma il Professore ci ha preso gusto e ha assunto il rischio di chiedere il consenso degli italiani (dopo un anno o poco più di austerità e recessione) associandosi a uno solo dei tre poli che l’hanno sostenuto in parlamento: quel Centro che con lui cerca di spezzare il bipolarismo centro-destra/centro-sinistra che ha caratterizzato fin qui la cosiddetta Seconda Repubblica.

Lo spauracchio dell’ingovernabilità

Qualcuno dovrebbe pur vincere. Ma l’ingovernabilità non è solo un'ipotesi scolastica perché ci sono anche i guastafeste: quelli che possono impedire a qualcun’ altro di vincere. A sinistra, Rivoluzione civile di Antonio Ingroia: il magistrato palermitano sceso in politica corre sul filo del quattro per cento (la soglia di sbarramento necessaria per aver eletti alla Camera: al Senato si raddoppia invece all’otto per cento su base regionale). Nel centro-destra, invece, la lista “Fare per fermare il declino”, candidato premier il giornalista economico e dandy liberista Oscar Giannino che può portar via voti a Monti ma anche, e soprattutto, a Berlusconi.

Il porcellum

La risposta è difficile perché per sapere chi vincerà si deve esser forti in calcoli complessi, imposti dalla vituperata (a parole) ma sempre in vigore legge elettorale così-detta Porcellum. La risposta è difficile perché quel che conta è vincere in Lombardia, in Sicilia e in Campania al Senato. Lì si decide la governabilità dell’Italia. Chi vince anche solo per un voto a livello nazionale, grazie al Porcellum, avrà infatti la maggioranza dei seggi alla Camera. Al Senato invece il premio di maggioranza si ottiene su scala regionale e la partita decisiva si gioca in Lombardia, la roccaforte storica del centro-destra berlusconian-leghista, là dove è nato l’asse del Nord.

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La Lombardia

Asse del nord che, Nnel parallelo voto regionale, vorrebbe passare il testimone dal governatore pidiellino-ciellino Roberto Formigoni al segretario della Lega Roberto Maroni: il solo leader nazionale che vuol conquistare il potere a livello locale per condizionare dall’esterno il governo di Roma. Ci prova invece l’avvocato Umberto Ambrosoli a condurre alla vittoria il centro-sinistra con il candidato centrista Gabriele Albertini a far da terzo incomodo. Comunque andrà a finire il destino dell’Italia si deciderà probabilmente qui: dai vicini immediati e ben noti della Svizzera italiana. W la democrazia!

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