Un Papa che ha parlato al cuore dei problemi del Messico, il secondo paese per numero di cattolici al mondo, dilaniato da violenza, narcotraffico, ingiustizia. Nel bilancio della visita di quasi una settimana di Papa Francesco risalta sicuramente il discorso di fronte alle comunità indigene in Chiapas, con la richiesta di perdono per i crimini storici commessi dalla Chiesa; l’appello ai giovani di stare lontano dalla droga e alle famiglie di vigilare sui propri figli; la condanna del narcotraffico e della violenza dei cartelli che uccidono, sequestrano, torturano causando ogni anni migliaia di vittime e il riferimento al dramma dell’emigrazione clandestina verso gli Stati Uniti. Inoltre la mancanza di opportunità che obbliga migliaia di messicani a cercare fortuna altrove. Una visita pastorale, ma con profondi contenuti sociali, che è stata apprezzata, come spiega Jessica Leal di Radio Horizonte di Città del Messico, dai fedeli e non solo, anche per il fatto di aver toccato regioni del paese che non erano state incluse nei viaggi dai suoi predecessori, in particolar modo da Giovanni Paolo II.
L'intervista a Jessica Leal, Radio Horizonte
RSI Info 17.02.2016, 21:12
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Ventitremila chilometri percorsi, quattrocento dei quali a bordo della Papa Mobile, cinque Stati della federazione messicana, centinaia di migliaia di fedeli in ogni punto ad accoglierlo. Molti i discorsi e le omelie, molte parole ma anche alcuni silenzi importanti che hanno provocato delle critiche. Il Papa non ha voluto, ad esempio, incontrare privatamente i famigliari dei 43 studenti uccisi ad Ayotzinapa, uno dei tanti casi di desaparecidos che sono diventati un simbolo dell’ingiustizia che regna sovrana in Messico. Secondo il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, Bergoglio non ha voluto ignorare la loro lotta, ma ha scelto di non fare delle preferenze, perché: “Il dolore di tutti i famigliari delle vittime è uguale e non sarebbe stato giusto incontrare solo alcuni e non altri”. Nessun incontro nemmeno con le vittime degli abusi sessuali commessi per decenni all’interno della Chiesa e in particolar modo fra i "legionari di Cristo di Marcel", anch’essi rimasti impuniti. L’impressione generale è che il Papa abbia voluto sì parlare dei problemi del Messico, senza però entrare direttamente in conflitto con le autorità locali, né con l’inazione della giustizia. Discorsi che hanno risvegliato le coscienze senza però indicare possibili responsabili, come spiega Adam Raney, che ha seguito per la catena Al Jazeera la visita papale.
L'intervista a Adam Raney, Al Jazeera
RSI Info 17.02.2016, 21:12
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Emiliano Guanella
Dal TG20:






