Il numero delle vittime causate dalle violente precipitazioni abbattutesi una decina di giorni fa sul centro-nord del Cile continua ad aumentare. Parallelamente crescono le polemiche su come le autorità hanno gestito il disastro naturale che, secondo l’ultimo bollettino ufficiale, ha provocato 25 morti, 101 dispersi e 31'000 sinistrati (quasi 3'000 le persone sempre senza casa).
L’acqua, accolta inizialmente come una manna nella regione aridissima (vi si trova il deserto di Atacama, considerato il più asciutto del mondo), ha cominciato a cadere abbondante il 25 marzo. In meno di 48, nella regione di Atacama, il centro più colpito, è caduto il doppio della pioggia che riceve in media in un anno e mezzo.
A dieci giorni dalla peggiore inondazione da 80 anni, le strade sono ancora invase dal fango e le fogne straripano con gravi problemi sanitari.
Diem/ATS






