Le transazioni in dollari verso Iran, Sudan e Cuba, che secondo il Wall Street Journal potrebbero valere alla BNP Paribas un'ammenda di 10 miliardi di dollari, transitavano in gran parte da Ginevra, dove la prima banca francese è leader nel finanziamento del mercato delle materie prime. Lo sostiene Le Temps, citando un'inchiesta interna dell'istituto.
Solo la valuta usata le rendeva illegali agli occhi di Washington, che altrimenti non avrebbe potuto applicare sanzioni per violazione degli embarghi in vigore. BNP impiega 1'300 persone in Svizzera e in relazione a questa vicenda ne ha sanzionate una trentina negli ultimi mesi, alcune con il licenziamento.
Intanto, il titolo dell'istituto ha avuto un crollo in borsa (-5% all'apertura, prima di un parziale recupero). Ancor più della possibile multa, i mercati sono spaventati dalla possibilità che BNP perda (anche solo temporaneamente) la sua licenza statunitense. Il Governo di Parigi tace, ma il Front National ha già reagito, giudicando l'ammontare della sanzione "politicamente motivato".
ATS/AFP/pon





