La Russia ha una lunga storia alle spalle nel voler interferire nelle elezioni statunitensi, ma non è mai stata così invasiva come in quelle che si sono svolte nel 2016 e che hanno sancito la vittoria del repubblicano Donald Trump.
A dirlo è James Clapper che si è espresso mercoledì davanti al Senato. Il direttore che coordina l’intelligence americana ha sostenuto che Mosca con i suoi cyberattacchi risulta molto pericolosa per il paese, siccome si avvale di “programmi altamente sofisticati”.
Lo scopo degli hacker, secondo i servizi segreti, era quello di diffondere via WikiLeaks informazioni imbarazzanti per la candidata democratica Hillary Clinton. Gli attacchi però, ha sottolineato, non hanno cambiato l’esito del voto. Clapper ha pure dichiarato che la decisione di Barack Obama, ancora in carica, di espellere 35 diplomatici russi dal territorio americano quale ritorsione è stata appoggiata da tutte le agenzie federali. Non però dal suo successore Trump che anzi ha fatto i complimenti a Putin per non aver reagito allo stesso modo e sollevato dubbi sull’operato dei servizi americani.
AlesS/AFP
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