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Aboliti i campi di lavoro cinesi

La reazione di Amnesty International: "rischia di essere una misura di facciata"; Pechino allenta anche la legge sul figlio unico

  • 15.11.2013, 14:46
  • 4 maggio, 12:01
Un campo di lavoro nel 2001

Un campo di lavoro nel 2001

  • KEYSTONE

Le autorità cinesi hanno annunciato, affidando la notizia all'agenzia stampa ufficiale, l'abolizione dei campi di "rieducazione", in cui per anni sono state spedite persone, in particolare contestatori del regime, che non erano state processate, né sulle quali era stata emessa una sentenza.

La decisione fa parte degli sforzi intrapresi per migliorare il rispetto dei diritti umani e le pratiche giudiziarie, stando alla fonte.

Nel contempo, Pechino ha anche stabilito di ridurre, "a tappe", il numero dei crimini passibili della pena di morte e di dare spazio agli avvocati.

Presa un'altra decisione storica: allenta la legge sul figlio unico

La legge del figlio unico introdotta nel 1979 verrà anch'essa allentata: le coppie nelle quali uno dei due genitori è figlio unico potranno avere più di un bambino. Questo privilegio era fino ad oggi riservato unicamente alle coppie composte da due figli unici.

Stando all'agenzia Nuova Cina, si tratta di una riforma maggiore per il Governo di Pechino: "la politica delle nascite sarà aggiustata progressivamente per promuovere la crescita equilibrata della popolazione cinese a lungo termine".

AFP/dg-mrj

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  • Il servizio di Chiara Savi

    RSI Info 15.11.2013, 19:56

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  • L'intervista di Manjula Bhatia a Jean-Philippe Beja, professore invitato a Pechino e ricercatore al Centro francese sulla Cina contemporanea

    RSI Info 15.11.2013, 19:55

Comunicato pubblicato venerdì

In un comunicato pubblicato venerdì in reazione a quanto annunciato da Pechino, Amnesty International scrive che la decisione della Cina di abolire campi di lavoro non sarà «altro che una misura di facciata se le autorità non combatteranno gli abusi profondamente radicati nel sistema detentivo del paese». Questo è «un grande passo nella giusta direzione, ma la realtà è che le autorità stanno trovando nuove punizioni, inviando le persone in cosiddetti "centri di lavaggio del cervello" e "prigioni nere". Senza un cambiamento radicale nella politica detentiva, si abolirà un sistema arbitrario per espandere l’uso di altri».

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