Sindacati e padronato sono ormai ai ferri corti nel settore dell'industria ticinese: Unia e OCST, infatti, hanno deciso di inoltrare un esposto alla Commissione tripartita cantonale per chiedere regole minime in un ambito in cui la deregolamentazione non fa che aumentare di giorno in giorno.
Rivolgersi alla Tripartita con un esposto significa, di fatto, non fare più affidamento al percorso negoziale classico, quello degli incontri diretti. Nel loro documento, i sindacati chiedono l'introduzione di un salario minimo di 3’300 franchi lordi al mese, la tredicesima per tutti e le quaranta ore settimanali. La misura, secondo i sindacati, è colma.
Occorre tutelare meglio i lavoratori
In sostanza, le parti sociali chiedono che si faccia per l'industria quanto è avvenuto nei settori dei call center, dei gommisti e delle estetiste. Secondo un’inchiesta dello scorso anno coordinata dall’ufficio di sorveglianza del mercato del lavoro, in Ticino il 17% del personale non qualificato del settore industriale è confrontato con una situazione di dumping salariale, ciò che significa che riceve una paga inferiore almeno del 10% rispetto al salario di riferimento indicato dall’IRE.
Nel ramo delle apparecchiature elettriche il dumping toccherebbe addirittura il 31% dei dipendenti. Ma l’AITI, l’Associazione delle industrie attive nel Cantone Ticino, non accetta generalizzazioni e rispedisce al mittente le accuse.
Trattative a rischio
L'esposto rischia di compromettere l'incontro previsto per il 4 maggio, in cui le parti dovrebbero raggiungere un accordo per i periodi di crisi, un'intesa che preveda minimi salariali e possibilità di ridurre i costi del lavoro attraverso anche l'introduzione di deroghe sulle ore svolte dagli operai.
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