Mosca non accetterà il progetto di risoluzione sulla Siria proposto dall'Occidente perché la sua adozione, con il richiamo al capitolo 7 dello statuto dell'ONU, può portare ad un intervento militare in questo Paese: lo ha detto il viceministro degli esteri russo, Ghennadi Gatilov, all'agenzia Ria Novosti.
Mosca non vuole nemmeno l'adozione di nuove sanzioni contro il regime siriano. «I partner occidentali della Russia hanno presentato il proprio progetto di risoluzione che lega direttamente l'estensione della missione delle Nazioni Unite alla necessità di menzionare il capitolo 7 dello statuto delle Nazioni Unite e di imporre sanzioni nel caso in cui il governo siriano non adempia ad alcune condizioni», ha spiegato Gatilov.
A senso unico
«In generale il loro progetto non è equilibrato e richiede l'adempimento degli impegni solo da parte del governo siriano, mentre non dice praticamente nulla sugli impegni dell'opposizione», ha proseguito. «Noi crediamo che questo progetto non risponda allo spirito e alla lettera del comunicato di Ginevra, né al contenuto del piano di pace di Kofi Annan, quindi per noi è inaccettabile», ha aggiunto. Gatilov ha annunciato che Mosca cercherà di arrivare ad un testo costruttivo per una possibile bozza di risoluzione che rifletta il vero stato delle cose».
Il fronte occidentale
Gli USA, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna hanno sottoposto al Consiglio di sicurezza dell'ONU un progetto di risoluzione che concede 10 giorni al regime siriano per fermare l'uso delle armi pesanti sotto la minaccia di sanzioni diplomatiche,
economiche e quelle previste dal capitolo 7 della Carta dell'ONU che apre la via al ricorso alla forza.






