Il Consiglio federale, nella sua ultima seduta prima della pausa estiva, ha preso posizione sull’iniziativa lanciata dall’Unione sindacale svizzera a favore del salario minimo, raccomandandone la bocciatura.
"Obiettivi condivisi ma strumento pernicioso"
Il governo, che non intende opporre alcun controprogetto al testo, afferma di condividere gli obiettivi degli iniziativisti,in particolare quello della lotta alla povertà, ma allo stesso tempo sottolinea che il progetto mette in discussione i meccanismi di determinazione degli stipendi collaudati con successo da decenni.
L’introduzione del salario minimo, continua Berna, ridurrebbe i margini di manovra nelle contrattazioni tra le parti, intaccherebbe il funzionamento del partenariato sociale, che costituisce un atout della piazza finanziaria elvetica e metterebbe a rischio posti di lavoro.
Almeno 22 franchi all'ora
Le misure d’accompagnamento ai Bilaterali e la possibilità di estendere i contratti colletti, osserva sempre il Consiglio federale, sono strumenti efficaci per contrastare il dumping salariale.
L’iniziativa “Per la protezione di salari equi” chiede a Confederazione e cantoni di promuovere convenzioni collettive di lavoro e nei settori scoperti da CCL una retribuzione minima di 22 franchi all’ora (pari a 4'000 franchi per 42 ore settimanali).




