"Stato osservatore non membro dell'ONU": questo diverrà oggi la Palestina con il voto, scontato, dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il successo della richiesta si misurerà con lo scarto fra il totale dei "sì" e i 130 voti già garantiti dai paesi che hanno riconosciuto Ramallah.
Gli Stati Uniti voteranno contro, la Svizzera a favore, mentre l'Unione Europea non ha trovato una linea comune. Una dozzina di membri si è schierata apertamente a sostegno della richiesta di Mahmud Abbas, fra cui Francia e Spagna. La Germania ha già escluso categoricamente il suo appoggio e si asterrà, ha specificato stamani il ministro degli esteri Westerwelle. Lo stesso dovrebbe fare la Gran Bretagna.
Cosa comporta il nuovo statuto
Nel nuovo statuto palestinese di paese osservatore all'ONU, finora appannaggio soltanto del Vaticano, la parola chiave è "Stato": in quanto tale, la Palestina potrà aderire a numerose organizzazioni e trattati internazionali.
Quel che più inquieta statunitensi e israeliani è però la possibilità di far parte della Corte penale internazionale e di sporgervi querela contro Israele per la politica di colonizzazione, cosa che l'Autorità nazionale palestinese non esclude di fare, anche se non nell'immediato.
Tutto dipenderà dalle scelte di Tel Aviv riguardo agli insediamenti, ma la priorità dell'ANP rimane la riattivazione delle trattative di pace.
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