Il 32enne sapeva perfettamente cosa stava facendo il 22 luglio 2011, quando in due distinti attacchi, uno nella capitale norvegese e un secondo sull'isola di Utoya, dove massacrò decine e decine di giovani laburisti.
Per Anders Behring Breivik oggi si sono aperte le porte dell'aula maggiore del tribunale, dove dovrà rispondere dei massacri perpetrati la scorsa estate ad Oslo e sull'isoletta di Utoya.
Saluto a braccio teso ai famigliari delle vittime
Oltre ai giudici, ad attenderlo c'erano circa ottocento giornalisti accreditati, provenienti da tutto il mondo. Al suo ingresso in tribunale, Breivik ha affermato di non riconoscere l'autorità della Corte, rea di aver "ricevuto il mandato da partiti politici che sostengono il multiculturalismo" e ha salutato le famiglie delle vittime con il braccio teso ed il pugno serrato, un gesto che secondo lui rappresenta "la forza, l'onore e la sfida ai tiranni marxisti d'Europa". Corretto anche il giudice, che lo aveva presentato come "disoccupato": "sono uno scrittore", ha precisato il pluriomicida, che si è poi dichiarato "non colpevole".
Due perizie contraddittorie
"Non solo spiegherà i motivi delle sua azioni, ma dirà che gli dispiace di non essere riuscito a fare di più", ha detto l'avvocato difensore, Geir Lippestad, che dopo i primi colloqui definì il suo cliente come "incapace di provare sentimenti". Per la giuria - visto che il 32enne è reo confesso - il compito principale sarà quello di decidere tra le due perizie psichiatriche: quella iniziale aveva stabilito che l'estremista era incapace di intendere e volere, la seconda, presentata pochi giorni fa, non ha invece trovato prove di psicosi. Se prevarrà la prima tesi, Breivik sarà spedito in un manicomio criminale virtualmente a vita. Nel secondo caso il massimo della pena detentiva, in Norvegia, è di 22 anni.
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