Curiosità e trend

“Latte” e “burger” vegetali: cosa dice la legge?

Si possono chiamare i prodotti vegetali con termini che ricordano quelli animali? Le ultime decisioni in Svizzera tendono verso il no, ma con eccezioni

  • 1 giugno, 11:30
Pita Veganitas.jpg
  • © RSI - Alessia Rauseo
Di: Emma Berger 

Si possono chiamare le bevande di avena o di mandorle “latte”? E un prodotto che simula il gusto e la consistenza della carne può essere definito “burger” o “polpetta”? Le ultime sentenze in Svizzera e le normative dell’Unione Europea dicono di no, ma con alcune eccezioni. Attorno alla terminologia dei prodotti vegetali si sono create molte discussioni.

Lo stato della legge, in evoluzione

Le normative recenti, sia in Svizzera che nell’Unione Europea, hanno cercato di fare chiarezza, spesso a discapito delle denominazioni più familiari per i prodotti vegetali.

In Svizzera, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria (USAV) ha stabilito che i termini tipici della carne e dei latticini sono riservati ai prodotti di origine animale. Questo significa che, ad esempio, “pollo vegetale” o “latte”, non sono consentiti, mentre sono ancora permesse denominazioni che si riferiscono a metodi di preparazione, come “salsicce di soia” o “bistecche di lenticchie”.

Nell’Unione Europea, è da tempo vietato utilizzare termini come “latte”, “yogurt” o “formaggio” per prodotti che imitano i latticini.
Per quanto riguarda i prodotti vegetali che imitano la carne, l’UE ha deciso di vietare l’uso di 31 termini specifici legati alla carne (come “manzo”, “pollo”, “bacon”, “bistecca” e altri nomi di tagli specifici). Tuttavia, sono stati salvati termini ormai entrati nell’uso comune per i prodotti vegetali, come “burger“, “salsiccia” e “nugget“, a condizione che sia chiaro che si tratta di alimenti a base vegetale.

Casi emblematici in Svizzera: il “pollo vegano” e il “latte” d’avena

In Svizzera, due casi emblematici hanno acceso il dibattito sulla terminologia dei prodotti vegetali.

Il primo ha riguardato il “pollo vegano” (planted chicken) dell’azienda Planted Foods, e il secondo la bevanda all’avena della Danone, che con la sua filiale Alpro commercializzava un prodotto dal nome “Shh…This is not Milk” (Shh… Questo non è latte). In entrambe le dispute, il Tribunale federale ha accolto le argomentazioni di chi si opponeva a queste nomenclature.

Nel caso di Planted Foods (maggio 2025), il Tribunale federale ha accolto il ricorso della Confederazione, ritenendo che l’uso del termine “chicken” fosse fuorviante per i consumatori. I prodotti dell’azienda zurighese, infatti, non contengono carne di pollo e, secondo la Legge sulle derrate alimentari (LDerr), le informazioni sul cibo devono corrispondere ai fatti in modo da non essere ingannevoli.

Similmente, nel caso della bevanda d’avena “Shh…This is not Milk” (marzo 2026), Danone contestava le restrizioni sull’imballaggio. Il Tribunale federale ha respinto il suo ricorso, ribadendo che il “latte” è definito dal diritto svizzero come “il prodotto della secrezione mammaria di un animale appartenente ai mammiferi“ e che questa denominazione è protetta e non può essere utilizzata per un’alternativa vegetale.

Le voci del dibattito: chi si oppone e chi difende le restrizioni

In generale, le principali organizzazioni che si oppongono all’uso di termini “animali” per i prodotti vegetali sono quelle che rappresentano gli interessi degli agricoltori e dei produttori di prodotti animali.
Il loro argomento principale è che l’uso di tali termini creerebbe confusione nei consumatori, che potrebbero non distinguere i prodotti animali da quelli vegetali e credere di acquistare alimenti con le stesse caratteristiche nutrizionali. Ritengono inoltre che questa sia una concorrenza sleale, dal momento che i costi e i metodi di produzione sono diversi.

Il timore è che alcune persone, specialmente quelle più anziane che non sanno l’inglese, possano non rendersi conto che si tratta di prodotti alternativi alla carne.

Fabio Versolatto, avvocato specializzato in proprietà intellettuale, in un’intervista a SWI swissinfo.ch

Dall’altra parte, chi critica queste restrizioni – come le associazioni di categoria del settore plant-based, i gruppi che difendono i diritti degli animali, ma anche accademici e scienziati – ritiene che queste misure non siano necessarie e che anzi rallentino l’innovazione in ambito alimentare. Per le aziende produttrici, la terminologia è un ponte verso il consumatore.

È importante che consumatori e consumatrici sappiano esattamente come utilizzare nuovi prodotti come i nostri e come integrarli facilmente nella loro vita quotidiana: le descrizioni degli animali servono a questo scopo

Una portavoce di Planted Foods, in un’intervista a SWI swissinfo.ch

I consumatori: confusi o consapevoli?

Il punto cruciale del dibattito risiede spesso nella presunta confusione dei consumatori. Tuttavia, vari sondaggi condotti sulla popolazione dimostrano che i consumatori non si sentirebbero confusi a leggere termini che ricordano i prodotti animali. Per esempio, un sondaggio YouGov condotto in Italia nell’aprile 2024 condotto su un campione rappresentativo di 1046 persone ha rivelato che la maggior parte degli intervistati (il 69%) non è confusa, e anzi trova utile la terminologia attuale.

Janine Anderegg, esperta di scienze alimentari e ingegnere brevettuale presso uno studio legale di Zurigo, ritiene che il pubblico sia in grado di distinguere tra alimenti vegetali e animali, proprio perché ora le alternative disponibili sul mercato sono molte. Suggerisce inoltre che dietro il dibattito sulla terminologia si celano interessi economici ben precisi.

Oggi sugli scaffali dei supermercati ci sono centinaia di prodotti a base vegetale in più rispetto a dieci anni fa. Non si può escludere la pressione da parte dell’industria della carne che cerca di proteggere la propria denominazione.

Janine Anderegg , Esperta di scienze alimentari e ingegnere brevettuale

immagine
19:46

Parole, tradizioni e sapori: quando in Svizzera “latte” è solo latte

RSI Food 30.03.2026, 09:15

  • Casa Svizzera - Alice Pedrazzini e Fabrizio Casati

Correlati

Ti potrebbe interessare