I ponti – in territori segnati da fiumi instabili e pianure mutevoli – non sono semplici opere di collegamento: sono strumenti di continuità e spesso di sopravvivenza. In Ticino questa funzione emerge nella storia del ponte della Torretta, a sud di Bellinzona, legata alla Buzza di Biasca del 1515, tra i più violenti eventi naturali delle Alpi svizzere.
La buzza di Biasca
RSI New Articles 11.06.2015, 07:48
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Eretto nel 1488 sotto i Visconti di Milano, il ponte della Torretta costituì a lungo l’unico passaggio stabile sul Ticino verso Locarno. Integrato nella murata bellinzonese e collegato alla torre di Carasso, era un’infrastruttura strategica: controllava un asse commerciale regionale e transalpino, sostenendo la prosperità locale.
L’equilibrio si rompe all’inizio del XVI secolo. Nel 1513 una frana si stacca dal Pizzo Magn, riversando circa 90 milioni di metri cubi nel fondovalle sopra Biasca. Il materiale blocca il Ticino, creando una diga naturale e un lago che sommerge la bassa valle di Blenio. Le cronache parlano di villaggi allagati e del campanile di Malvaglia che emerge a metà.
Il 25 maggio 1515 la diga cede: una massa d’acqua devasta la valle. A Bellinzona la portata raggiunge circa 15’000 metri cubi al secondo. Il fondovalle viene travolto e ridisegnato; sedimenti, alberi ed edifici sono trascinati via. A Iragna l’onda avrebbe toccato i venti metri: oggi restano solo tracce nel paesaggio.

I ponti ticinesi nella Storia: la Torretta
Il Quotidiano 07.05.2026, 19:00
Quando la piena raggiunge Bellinzona, distrugge la parte inferiore della murata e spazza via il ponte della Torretta, costruito appena trent’anni prima. Le vittime, difficili da quantificare, furono probabilmente un centinaio.
Non esistono immagini dirette del ponte. Una ricostruzione novecentesca di Baldo Carugo suggerisce una struttura ampia e fortificata, ma resta un’ipotesi generosa; come spesso accade per le architetture scomparse, la sua forma resta dunque sospesa tra documentazione e interpretazione.
Le conseguenze furono durature. Perduto il principale passaggio sul Ticino, i collegamenti con Locarno diventano incerti. La pianura torna a essere un ostacolo, e la città sul Verbano entra in una fase di declino.
Per secoli si attraversa il fiume con traghetti, la «navetta», gestita dalla famiglia Molo. Una soluzione necessaria ma fragile, dipendente dalle condizioni del fiume.
Solo nel 1815 il Canton Ticino ricostruisce un ponte: dieci arcate per circa 230 metri. Ripristina il collegamento in un contesto ancora instabile e assume anche funzione difensiva, con camere di mina.
Nel Novecento nuovi interventi trasformano il rapporto tra fiume e infrastrutture. L’incanalamento del Ticino aumenta la velocità della corrente e la pressione sulle arcate; alcune vengono sostituite da strutture in ferro. Nel 1970, con l’autostrada, il ponte viene demolito e sostituito da un attraversamento in cemento armato poco distante.
https://rsi.cueu.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Si-completa-la-Torretta--1788003.html
Oggi restano due arcate ottocentesche e una passerella pedonale lunga 170 metri, che riprende il tracciato originario e collega Carasso e Bellinzona.
La memoria della Torretta vive anche altrove. La Buzza di Biasca colpì l’immaginario europeo, ispirando Leonardo da Vinci: nei suoi studi sui diluvi compare una valle travolta da un’enorme massa d’acqua, con una muraglia e un ponte. Non è una testimonianza diretta, ma forse l’unica immagine possibile di un’opera ormai perduta.






