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Infanzia iperprotetta

Scopri quanto sei protettivo. Dati, docenti e psicologi concordano: l’iperprotezione sta cambiando il modo in cui i bambini affrontano il mondo

  • 52 minuti fa
Bambini

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Di: Mat Cavadini 

Sono le 7.45 di un lunedì mattina davanti a una scuola elementare di Lugano. In dieci minuti decine di auto scaricano bambini davanti al cancello. Molti hanno lo zaino in spalla, ma quasi nessuno è arrivato da solo. Una scena che si ripete in tutto il Ticino e che fotografa un cambiamento profondo nel modo di crescere i figli.

Secondo il Microcensimento mobilità e trasporti 2021, la mobilità autonoma dei bambini svizzeri mostra un calo significativo rispetto alle rilevazioni precedenti. Anche l’ATA, nei suoi studi sulla mobilità scolastica, segnala un aumento costante dei bambini accompagnati in auto dai genitori, un fenomeno presente in tutte le regioni della Svizzera, Ticino compreso.

Quando la protezione diventa gabbia

Secondo il Rapporto Pro Juventute, molti bambini svizzeri faticano a gestire situazioni quotidiane non perché non siano capaci, ma perché «non hanno più occasioni reali di sperimentare autonomia», un fenomeno che gli psicologi collegano alla crescente iperprotezione adulta.

Negli ultimi anni l’infanzia è diventata un territorio sempre più sorvegliato. Genitori, scuole e istituzioni moltiplicano cautele e attenzioni. Secondo diversi psicologi dell’età evolutiva, l’iperprotezione nasce da un paradosso: più la società percepisce insicurezza, più gli adulti cercano di costruire un ambiente perfetto (vedi rapporto HBSC). Ma un’infanzia senza inciampi è anche un’infanzia senza allenamento. Come ricorda la pedagogista statunitense Jessica Lahey: «la resilienza non si insegna: si costruisce solo attraversando le difficoltà».

I segnali del controllo e il valore del rischio

Aumentano i bambini che faticano a gestire la frustrazione, che temono il giudizio, che vivono come minaccia anche situazioni quotidiane. Nelle scuole si registra un aumento delle richieste di intervento da parte dei genitori per questioni minime: un litigio tra compagni, un voto percepito come ingiusto, un’attività considerata troppo impegnativa. È come se il bambino non fosse più il protagonista del proprio percorso, ma il destinatario di una costante mediazione adulta.

Il rischio è un cortocircuito educativo: la scuola cerca di educare all’autonomia, ma se ogni difficoltà viene mediata dai genitori, il messaggio implicito diventa “non sei capace di farcela da solo”. La crescita richiede margini di rischio. Non rischi reali, ma spazi di prova: sbagliare, cadere, riprovare. È in questi spazi che si forma la capacità di orientarsi e tollerare l’incertezza. Lo psicoterapeuta Donald Winnicott lo aveva intuito già negli anni Sessanta: «un bambino protetto da tutto non impara nulla su se stesso».

Il problema non è proteggere i bambini, ma come li proteggiamo. Un bambino ha bisogno di sapere che l’adulto c’è, ma non deve sostituirsi a lui. Deve poter sperimentare piccole frustrazioni sapendo di avere una base sicura a cui tornare.

Le esperienze positive in Ticino

Alcune scuole ticinesi stanno introducendo pratiche che vanno in questa direzione. In diversi comuni sono attivi progetti Pedibus, che permettono ai bambini di andare a scuola in gruppo, accompagnati a turno da genitori volontari. Non è solo mobilità sostenibile: è educazione all’autonomia. Anche alcune scuole dell’infanzia hanno introdotto attività all’aperto più strutturate, con uscite nel bosco dove i bambini possono arrampicarsi, esplorare, sporcarsi.

Un cambiamento culturale necessario

Viviamo in una società che chiede ai genitori di essere perfetti e ai bambini di essere sempre felici. Ma la felicità non nasce dall’assenza di ostacoli: nasce dalla capacità di superarli. «Non si tratta di tornare agli anni Settanta, quando i bambini giravano per ore senza supervisione», osservano educatori ed esperti. «Si tratta di trovare un equilibrio: accompagnare senza sostituirsi, essere presenti senza essere invadenti».

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  • Alessandra Bonzi

Piccoli frasi da donare ai bambi

Prova da solo.
Tranquillo, puoi sbagliare, si impara così.
Sono qui se hai bisogno, ma prova prima tu.
Esplora, sporcati senza problemi!
Fidati di quello che riesci fare. Va bene così.
Ogni sconfitta ti rende più forte.
Non devi essere perfetto, cerca di essere quello che sei.
Va bene, parliamone, ma poi decidi tu.

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