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Ute Lemper, la viaggiatrice del tempo 

Lo spettacolo “Time Traveler” registrato al Cinema Teatro di Chiasso il 18 aprile racconta quarantacinque anni di musica

  • 29 maggio, 17:40
  • 1 giugno, 14:32
Ute Lemper
06:23

Ute Lemper si confida

Prima Ora 29.05.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Prima Ora/Mat 

Ute Lemper attraversa il tempo come se fosse un territorio reale, fatto di città e incontri. Nell’intervista, realizzata da Alessandro Chiara, l’artista racconta una percezione che guida tutto il suo lavoro: «Il tempo non è una linea, ma uno spazio. E in questo spazio ci sono tutti i ricordi». È da questa consapevolezza che nasce La viaggiatrice del tempo, lo spettacolo che la grande interprete ha portato al Cinema Teatro di Chiasso il 18 aprile.

Nella visione di Ute Lemper il passato è una presenza costante. «L’infanzia non è lontanissima su una linea, ma è qui», afferma, e questa prossimità guida il suo modo di cantare: le storie che sceglie nascono dal desiderio di dare voce a una specifica condizione umana: «l’essere umano nell’isolamento, innamorato, abbandonato davanti alla morte».

Lo spettacolo La viaggiatrice del tempo è un viaggio che attraversa quarantacinque anni di carriera e tocca luoghi che hanno segnato la sua vita: Weimar, Berlino, Parigi, Londra, New York, Buenos Aires. La scaletta include pagine di Weill, Piazzolla, Brel, Kander, Gershwin, Waits e Alberstein, insieme alle sue composizioni ispirate ai testi di Bukowski, Neruda e Coelho. Le canzoni più recenti riflettono il suo sentirsi una “time traveler”: «Il flusso è in realtà la cosa più importante. Quando lo si capisce, credo che si diventi finalmente liberi».

Un aspetto decisivo del percorso di Ute Lemper è il confronto con la storia tedesca, maturato nella Berlino degli anni Ottanta, una città divisa che la costringe a misurarsi con l’eredità del Novecento. «Essere artisti è una responsabilità», afferma, e quella responsabilità l’accompagna fin da quando interpreta Brecht e Weill, autori che avevano attraversato la frattura della Repubblica di Weimar.

Dentro questo stesso orizzonte si colloca anche la telefonata con Marlene Dietrich, avvenuta nel 1987, quando Lemper viveva a Parigi ed era stata definita dalla stampa come la “nuova Marlene”: «Fu praticamente un monologo di Marlene», ricorda, una voce segnata dalla nostalgia e dal dolore per l’impossibilità di tornare in Germania, che la giovane artista ascolta come un’eredità emotiva complessa e inattesa.

Acclamata per le sue interpretazioni, per la scrittura musicale e per i ruoli nei musical del West End e di Broadway, da Cats a Chicago, da Peter Pan a Cabaret, Ute Lemper in Time Traveler raccoglie tutto questo percorso e lo restituisce come un mosaico di memorie.

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