Testimonianza

La voce di Asiye Tekin tra memoria, resistenza e libertà

La giornalista curda, rifugiatasi in Ticino dopo le persecuzioni subite in Turchia, racconta la sua esperienza e il ruolo della scrittura nel progetto “Scrivere ancora Svizzera”

  • Oggi, 10:00
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  • Serdar Mutlu, Dijber û Hevpar, due volte x 30 x 40 cm, acrilico su tela (2024)
Di: Alphaville/EBo 

C’è una linea sottile ma potente che unisce la testimonianza personale alla responsabilità pubblica del racconto. È su questa linea che si muove Asiye Tekin, giornalista curda costretta all’esilio in Ticino dopo aver documentato la realtà del popolo curdo, in particolare durante il massacro di Cizre nel 2016. La sua voce oggi trova spazio grazie al progetto “Scrivere ancora Svizzera”, coordinato da Daniela Marina Rossi, che offre agli autori in esilio la possibilità di continuare a scrivere, esistere e partecipare al dibattito culturale.

Per Tekin, il giornalismo non è mai stato un semplice lavoro. Nata e cresciuta in Kurdistan, si è recata nelle zone assediate della Turchia sudorientale non solo per raccontare, ma per comprendere e condividere il destino delle persone incontrate. «All’inizio pensavo di essere lì solo per il mio lavoro», racconta. «Poi non è stato più possibile restare distante: le storie erano famiglie, bambini, donne che cercavano di sopravvivere». In quel passaggio si consuma una trasformazione profonda: da osservatrice a testimone coinvolta, segnata per sempre da ciò che ha visto.

Il prezzo pagato è stato alto. I suoi reportage le sono costati accuse, procedimenti giudiziari e infine la fuga. L’esilio, spiega, non è soltanto uno spostamento geografico, ma una frattura esistenziale: «Significa lasciare una parte della propria vita». Eppure la cultura, insiste Tekin, resiste. Vive nelle lingue, nelle canzoni, nella memoria collettiva che attraversa i confini e si rigenera anche lontano dalla terra d’origine.

Nel suo racconto, un ruolo centrale è occupato dalle donne curde, protagoniste di una trasformazione sociale profonda. Impegnate su più fronti — dalla resistenza politica alla lotta contro le strutture patriarcali — rappresentano un cambiamento visibile e quotidiano. «Oggi molte donne sono nella politica, nel giornalismo, nella cultura», osserva Tekin. «E questo è già una forma di rivoluzione». Piccoli gesti, come condividere il lavoro di cura o discutere di politica fino a tarda notte, diventano simboli di una nuova normalità.

La condizione della diaspora aggiunge complessità a questo scenario. I giovani curdi all’estero vivono spesso tra due mondi, tra due lingue, tra due identità. Tuttavia, la memoria culturale non si dissolve facilmente: si trasmette nelle famiglie, nei racconti, nei gesti quotidiani. È in questo spazio intermedio che si colloca anche la scrittura, strumento di continuità e resistenza.

Ed è proprio su questa funzione che si fonda il progetto “Scrivere ancora Svizzera”. Nato in Germania nel 2017 e progressivamente esteso anche alla Svizzera italiana, il programma seleziona autori in esilio offrendo loro sostegno, visibilità e soprattutto tempo per continuare a scrivere. «Per molti di loro è una necessità esistenziale», spiega Daniela Marina Rossi. «Un autore che fugge da una persecuzione deve poter continuare a esercitare la propria voce».

In questo senso, la scrittura diventa spazio di libertà, ma anche ponte culturale. Permette di arricchire il panorama letterario locale e di portare nel dibattito pubblico prospettive nuove, spesso urgenti. Non si tratta soltanto di accoglienza, ma di ascolto e scambio: un processo che coinvolge tanto chi arriva quanto chi ospita.

La presenza di Asiye Tekin in Ticino — e il suo dialogo con il pubblico — rappresenta dunque molto più di un evento letterario. È un invito a confrontarsi con storie che interrogano il presente, a riconoscere il valore della parola come strumento di testimonianza e a comprendere come, anche dall’esilio, si possa continuare a costruire senso e comunità.

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La resistenza delle donne curde

Alphaville 22.05.2026, 11:05

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  • Cristina Artoni

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