Tendiamo a snobbare la letteratura per l’infanzia. Io per primo. Ed è un’abitudine strana se ci pensiamo, segno di poca gratitudine, perché per quasi tutti i lettori il primo contatto con la letteratura avviene proprio attraverso le storie di Esopo, Gianni Rodari, Roald Dahl, Daniel Pennac. Avete sorriso leggendo uno di questi nomi? A me succede sempre.
La letteratura per l’infanzia ha una storia antichissima, e come ogni storia antichissima è stata popolata da personaggi che ne volevano cambiare il corso. Uno di questi è stato sicuramente lo scrittore statunitense Lyman Frank Baum.
(…) dopo aver svolto la loro funzione per generazioni, le favole di una volta possono essere ormai classificate come “storiche” nelle biblioteche dei bambini; è giunto il momento dei più moderni “racconti fantastici”
Lyman Frank Baum
Così scriveva l’autore nell’introduzione della sua opera più celebre, Il meraviglioso mago di Oz (1900). Baum sostiene che le favole del passato usassero la paura come strumento per l’educazione morale. Come dargli torto, chiunque abbia voluto approfondire qualche classico delle fiabe dei fratelli Grim, di Andersen, di Perrault per vedere che aspetto avessero prima della ripulita disneyana sa quanto gli autori non disdegnassero temi come mutilazioni, infanticidi, cannibalismo e torture.
La tesi di Baum è che i miglioramenti nell’educazione di fine Ottocento, che prevedevano anche l’insegnamento morale, togliessero la necessità di spaventare i bambini attraverso la letteratura. In questo senso, secondo l’autore Il meraviglioso mago di Oz «aspira a essere una favola dei tempi moderni, che mantiene intatte la meraviglia e la gioia e lascia fuori l’angoscia e gli incubi».
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Una scelta di rottura, e non solo con le fiabe classiche ma anche con un’altra opera capitale per la letteratura dell’infanzia (e non solo) pubblicata una trentina di anni prima in Inghilterra: Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il paragone tra le due opere è scontato, e va oltre all’utilizzo che fanno nel titolo di concetti legati alla meraviglia. Entrambe hanno come protagonista una bambina che deve compiere un viaggio in un mondo misterioso, nel quale incontrerà creature fantastiche. Il risultato letterario però non potrebbe essere più diverso, come noterà anni dopo Ray Bradbury in una prefazione al Meraviglioso mago di Oz:
Dal Paese delle meraviglie: un paesaggio invernale, dove, quando i personaggi parlano, se ne vede il fiato. Da Oz: un’aria da panetteria. La terra del sole di mezzanotte, dove il giorno non finisce mai, dove i mezzodì durano per sempre o, se per un momento si fanno scuri, poi tornano a esplodere di pura delizia. (…) Se scegli Alice, allora sei un cinico, uno scettico o soltanto un disilluso che si chiama fuori dai giochi? Se scegli Dorothy, sei l’ottimista con poco senso della realtà, il guerriero felice, il viaggiatore di terre lontane, gioviale e compagnone, che organizza i propri oggetti smarriti per non smarrirli mai? Scegli.
Ray Bradbury
Il suggerimento di Bradbury è ovviamente di sceglierle entrambe. Di sicuro però, possiamo dire che a più di un secolo di distanza l’opera di Lewis Carroll sembra essere quella che ha avuto più longevità. O almeno quella che è riuscita in maniera più netta a smarcarsi dai successivi riadattamenti che ne sono stati fatti, a godere di un maggiore rispetto letterario. Del Mago di Oz, che nella sua epoca è stato un grandissimo successo letterario, la sensazione è che sia sopravvissuto più il riadattamento cinematografico, ancora oggi considerato come uno dei più bei musical della storia del cinema.
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Forse proprio per questo parlare del Meraviglioso mago di Oz, soprattutto nel centosettantesimo anniversario dalla nascita del suo autore, Lyman Frank Baum, snobbato come spesso accade alla letteratura per l’infanzia, assume ancora più senso. Perché potrebbe portare qualcuno ad appassionarsi alle vicende della piccola Dorothy, del suo cagnolino Toto, di un uomo di latta, di uno spaventapasseri e di un leone codardo. E insieme a loro, magari anche di uno scrittore che si era messo in testa di cambiare la storia della narrativa per l’infanzia. Senza smanie di essere ricordato, solo per divertire i bambini.
